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domenica, 31 ottobre 2004
Voleva partire. Mai ci eravamo piegati a sacrificare alla mostruosa ragione e ci lasciammo stringendoci semplicemente la mano: in quel breve gesto noi ci lasciammo, senza accorgercene ci lasciammo: così puri come due iddii noi liberi liberamente ci abbandonammo all'irreparabile.
Dino Campana
sabato, 23 ottobre 2004
MAURIZIO CUCCHI, Milano 1945
Maurizio Cucchi è nato a Milano nel 1945. Si è laureato con una tesi sulla poesia di Nelo Risi e Andrea Zanzotto. Ha insegnato nella scuola media dal 1972 al 1981. E’ consulente editoriale. Ha collaborato a numerose riviste – “Paragone”, “Belfagor”, “Nuovi Argomenti” – e alle pagine culturali di varie testate giornalistiche – “l’Unità”, “Il giorno”, “Tuttolibri”, “Panorama”, “Il Giornale”, “La Voce”. Dal 1989 al 1991 ha diretto il mensile “Poesia”. Ha fatto parte del comitato di lettura della Società di Poesia e dell’”Almanacco dello Specchio”. Attualmente collabora alla “Stampa” e tiene, sul settimanale “Lo Specchio”, una rubrica di poesia che dedica molto spazio anche a poeti esordienti. Accanto a questa costante attività letteraria, Maurizio Cucchi si è occupato di altri aspetti del costume contemporaneo. E’ stato cronista sportivo dal 1960 al 1971, un’attività che ha ripreso e che continua a esercitare sporadicamente per vari giornali, da “Italia Oggi” al “Corriere dello Sport” a Rigore”. Si è occupato di critica televisiva e di musica. Ha tradotto opere di Flaubert, Lamartine, Villers de l’Isle-Adam, Mallarmé, Prévert. Per la collana dei meridiani sta traducendo l’opera narrativa di Sthendal, della quale è uscita, nel 1996, il primo volume. Ha tradotto inoltre un volume di Fiabe lombarde e le canzoni del cantautore francese Georges Brassens.
(da una nota di Alba Donati)
LE POESIE
Lettera e preghiera
Ti bagnerò la fronte come un cane ti asciugherò la fronte con un bacio. Caro perduto Luigi sei oggi più tenero, inerme fratello nel mio mutato pensiero. E’ bianca la tua pelle, come carta, e io ci scrivo. E’ questo il saluto e sarà più leggero il sacrificio dell’anima. Sul lieto silenzio di un prato si posa l’ombra dell’ultima parola. Abbi comunque pace e l’abbia chi ha taciuto. Siamo noi il corpo dell’economia.
(da Donna del gioco, 1987)
Letto
Oh come siamo dolci e inermi, buoni e sospesi nell’oblio del giorno, nelle piume e nel poco che ci protegge scarmigliati, gli occhi socchiusi, e gli sguardi si sfiorano in un tocco per sempre che ci fa comuni, quaggiù depositati, stirandoci a grattarci nel caldo inverno dei colori
(da Poesia della fonte, 1993)
LA CITAZIONE L’uomo a mio parere costruisce, è disposto alla vita e costruisce e edifica senza lasciare traccia di sé sempre, pur sapendo di dover morire da un giorno all’altro. L’uomo mi pare in ciò un essere strano e meraviglioso che dà continuamente, ricevendo in cambio la perdizione definitiva e estrema. (Cucchi)
CURIOSITA’ LETTERARIE Maurizio Cucchi cura sullo specchio della stampa l’interessante rubrica scuola di poesia, consultabile on-line all’indirizzo: http://www.lastampa.it/_WEB/_RUBRICHE/poesia/
LE PUBBLICAZIONI Il disperso, Milano, Mondadori, 1976; seconda ed. Milano, Guanda, 1994; Le meraviglie dell’acqua, Milano, Mondadori, 1980; Glenn, Genova, San Marco dei Giustiniani, 1982; Il figurante, Firenze, Sansoni, 1985; Donna del gioco, Milano, Mondadori, 1987; La luce del distacco, Milano, Crocetti, 1990; Poesia della fonte, Milano, Mondadori, 1993; Poesie 1965-2000, Milano, Mondadori, 2001; Per un secondo o un secolo, Milano, Mondadori, 2003.
LINK UTILI Notizie sull'autore Intervista sul sito www.fucine.com Uno speciale su Maurizio Cucchi su Clarence Un'intervista a Cucchi di Anna Simm
FORUM ... e voi cosa ne pensate di Maurizio Cucchi? Io lo trovo straordinario soprattutto nelle raccolte La luce del distacco e L'ultimo viaggio di Gleen, quando finalmente porta a compimento la costruzione della sua identità di orfano e l'identità di un padre finalmente acquisito nel cuore. L'ultima poesia su Gleen (pseudonimo del padre Luigi Cucchi) è un magistrale capolavoro poetico e recità così:
Lui se ne andò gettandoci nell'improvviso smarrimento. In un sacchetto della polizia, ecco gli assegni, il pettine, la benda per il polso...
Ciao, dico adesso senza più tremare. Io ti ho salvato, ascoltami. Ti lascio il meglio del mio cuore e con il bacio della gratitudine, questa serenità commossa.
lunedì, 18 ottobre 2004
"E tu chi sei?" domandò il Bruco. Non era incoraggiante come inizio di una conversazione. Alice rispose, un pò timidamente: "Io... a questo punto quasi non lo so più, signore... o meglio, so chi ero quando mi sono alzata stamane, ma da allora credo di essere stata cambiata parecchie volte"
Luis Carrol
domenica, 17 ottobre 2004
ANDREA ZANZOTTO (Pieve di Soligo, 1921)
Andrea Zanzotto è nato a Pieve di Soligo (Treviso) nel 1921. E’ considerato dalla critica come uno dei più importanti poeti del secondo Novecento (Premio Viareggio 1979, Premio Librex-Montale 1983, Premio "Feltrinelli" dell'Accademia dei Lincei 1987 per la poesia). Nelle sue prime opere, “Dietro il paesaggio”, “Elegia ed altri versi”, “Vocativo”, Zanzotto ritorna con continua passione sui fiumi, sui boschi, sui cieli, sulle stagioni dell'amata campagna veneta, esprimendone l'estasiata scoperta attraverso una parola che si fa creazione di analogie e alfabeti metafisici, di tracce dell'assoluto, di verità ricavate e rivelate da nomi e apparenze, mentre il soggetto, ricondotto totalmente al gioco linguistico che lo crea e lo distrugge, è al centro di un'angoscia cosmica di ascendenza leopardiana. Con le “IX Elogie”, Zanzotto muta di colpo l’apparenza del suo discorso poetico, spostandosi verso l’autoironia, lo sperimentalismo formale e la percezione dell’invadenza drammatica e nevrotizzante della nuova realtà industrializzata e consumistica: un ossessionante viaggio attraverso l’oscuro e delirante mondo contemporaneo che porta ad abbandonare le linee luminose dei paesaggi dei primi libri, per descrivere un inferno lucido, meccanico e sconvolgente. La ricerca continua delle opere successive: con “La beltà”, “Gli sguardi i fatti” e “Senhal, Zanzotto, avvalendosi delle tecniche di esplorazione psicologica e, contemporaneamente, di una serie di mirabili invenzioni verbali, compie un viaggio nelle profondità del mondo interiore, impossibilitato alla chiarezza e alla comunicabilità ma, al tempo stesso, animato da un’inesausta tensione comunicativa, arrivando alla rappresentazione delle angoscie e delle ossessioni del modo contemporaneo attraverso una forma verbale fredda, che carica di forma inquisitiva ed accusatoria ogni istante del discorso. Il rimescolio sempre più originale e vorticoso di materiali linguistici prosegue nelle raccolte più recenti: da “Pasque” a “Filò”, in antico dialetto trevigiano, a “Il galateo in bosco” (1978) è un continuo alternasi di latino, provenzale, formulari dei "mass media", dialetto veneto e "petèl", in una combinazione verbale che però non è mai gioco fine a se stesso, costituendo piuttosto una sorta di segnale linguistico dei momenti più complessi e intricati del nostro inconscio. ( riduzione da “Il Porto ritrovato”)
I VERSI
Esistere psichicamente
Da questa artificiosa terra-carne
esili acuminati sensi
e sussulti e silenzi,
da questa bava di vicende
- soli che urtarono fili di ciglia
ariste appena sfrangiate pei colli -
da questo lungo attimo
inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,
da tutto questo che non fu
primavera non luglio non autunno
ma solo egro spiraglio
ma solo psiche,
da tutto questo che non è nulla
ed è tutto ciò ch'io sono:
tale la verità geme a se stessa,
si vuole pomo che gonfia ed infradicia.
Chiarore acido che tessi
i bruciori d'inferno
degli atomi e il conato
torbido d'alghe e vermi,
chiarore-uovo
che nel morente muco fai parole
e amori.
(da Vocativo)
LO STILE
Zanzotto è un poeta che avvalendosi delle tecniche di esplorazione psicologica e, contemporaneamente, di una serie di mirabili invenzioni verbali, compie un viaggo nelle profondità del mondo interiore, impossibilitato alla chiarezza e alla comunicabilità ma, al tempo stesso, animato da un’inesausta tensione comunicativa, arrivando alla rappresentazione delle angoscie e delle ossessioni del modo contemporaneo attraverso una forma verbale fredda, che carica di forma inquisitiva ed accusatoria ogni istante del discorso
LA CITAZIONE
“La poesia è prima figura dell'impegno: perchè non solamente essa deve e può parlare della libertà, dire cioè la prepotente 'sortita' dell'uomo dalle barriere di ogni condizionamento, e il superamento di qualunque 'dato'; ma col suo solo apparire, col suo sì essa dà inizio alla sortita, al processo di liberazione. La poesia, come la libertà è 'una sola parola' quella che 'salva l'anima' in una suprema proposta qualitativa …".
LA MEMORIA
"Sulla tua riva sinistra mia madre patì sola,
a destra combatteva mio padre ed io non ero"
(Poesie e Prose scelte)
HANNO DETTO DI LUI
"A lui tutto serve: le parole rare e quelle dell'uso e del disuso; l'intarsio della citazione erudita e il perpetuo ribollimento del calderone delle streghe. Sullo sfondo, poi, può esserci tanto il fatto del giorno quanto il sottile richiamo psicologico... E' un poeta percussivo ma non rumoroso: il suo metronomo è forse il batticuore.”
(Montale)
TESTI ON-LINE
• http://www.hoelderlin-gesellschaft.de/texte/homage/hom_zanzotto1.html
• http://userhome.brooklyn.cuny.edu/bonaffini/DP/zanzotto.htm
• http://www.club.it/autori/grandi/andrea.zanzotto/poesie.html
LINKS
• http://www.wayitalia.net/rooten/style_lettere_930.html
• http://www.club.it/autori/grandi/andrea.zanzotto/indice-i.html
•http://www.cipmarseille.com/statique/pages/cipm.html?principale=/statique/pages/auteurs/fiches/zanzotto.html
• http://www.volipindarici.it/pretesti/letteratura/zanzotto/
venerdì, 15 ottobre 2004
I miei libri sono un'evasione dall'isolamento, un movimento verso un luogo migliore. Ma per arrivarci... bisogna affrontare i demoni.
Toni Morrison
lunedì, 11 ottobre 2004
CESARE VIVIANI (Siena 1947)
I VERSI
Quest’effige di dea durò due giorni, due anni
e poi rituffati nel buio a brancare un lume, una lucciola,
una stella di quelle che puoi afferrare
e fa di nuovo andare via il dolore
(Merisi del 1986)
Niente va altrove
di questa vita finita, e non c'è la fine-
mentre noi per sempre illusi
di rinviarla
o trattenere qualcosa
o superarla-
come dei frutti la polpa matura
si avvia a disfarsi e a straccarsi
e anche le foglie seccano e cadono
me se lasciate a sè
niente muore
(da Passanti del 2002)
LA CITAZIONE La poesia è "una compagna con la quale si intrecciano doni in modo imprevedibile" (C. Viviani)
LE PUBBLICAZIONI
Poesia: L’ostrabismo cara (Feltrinelli, 1973), Piumana (Guanda, 1977), L’amore delle parti (Mondadori, 1981), Summulae 1966-1972 (All’insegna del pesce d’oro, 1983), Merisi (Mondadori, 1986), Preghiera del nome (1990, Premio Viareggio), L’opera lasciata sola (i1993), Cori non io 1975-1977 (Crocetti, 1994), Una comunità degli animi (Mondadori, 1997), Silenzio dell’universo (Einaudi, 2000) e Passanti (Mondadori, 2002). Saggi e aforismi: La scena (Edizioni di Barbablù, 1985), Pensieri per una poetica della veste (Crocetti, 1988), Il sogno dell’interpretazione (Costa & Nolan, 1989) e Il mondo non è uno spettacolo (ll Saggiatore)
LINK DI RIFERIMENTO
http://www.italian-poetry.org/Viviani.htm
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